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  PERCHE' E' IMPORTANTE ALLENARE 'LA CAPACITA' DI REAZIONE' NEL PORTIERE DI CALCIO: ASPETTI FISIOLOGICI E TECNICI
Scritto da: Admin su Giovedì, 11 Ottobre 2007 - 12:58
 
 
Tecniche di parata Di GAETANO PETRELLI (all. portieri BOLOGNA F.C.).

Inizio la mia relazione definendo bene un concetto che è in contrapposizione con il titolo della stessa.

Infatti, "Perchè è importante allenare....", per me vuole rappresentare più un suggerimento e uno stimolo, a ripetere ciclicamente un tipo di lavoro che conservi la frequenza dei movimenti e la capacità di reazione già esistenti nel nostro portiere, più che una sollecitazione a migliorare le stesse. Dico questo perchè, come tutti noi sappiamo, la rapidità è una capacità difficile (o quasi impossibile) da allenare se non in un'età compresa tra i 6/7 e 12/13 anni.

Quindi, chi ha la possibilità di lavorare con portieri tra queste fasce d'età (intendo quelli del settore giovanile e scolastico) deve sfruttare i 5-6 anni di lavoro che ha a disposizione, creandosi come scopo dell'allenamento della rapidità, quello di rendere l'atleta capace di raggiungere i valori massimi nell'accelerazione, nella velocità, nella frequenza dei movimenti e di reagire nel più breve tempo possibile ad un segnale. Superato questo periodo, saranno altri i fattori che determineranno la reattività del portiere e mi riferisco principalmente agli aspetti genetici, considerato che molti studiosi sono convinti nell'affermare che la rapidità e le sue componenti sono capacità innate del sistema neuromuscolare (fibre bianche-dotazione naturale = maggiore capac. velocità e rapidità)

In riferimento alla capacità di reazione motoria invece, va subito detto che essa rappresenta una componente importante della rapidità ed è rappresentata dal tempo di reazione (o tempo di latenza) che trascorre dal momento in cui, lo stimolo, partendo dal cervello arriva al muscolo. Le altre componenti le valuterò nei paragrafi susseguenti, da ora in poi, per esprimere dei concetti più adeguati, parlerò di rapidità.

DEFINIZIONE DI RAPIDITA'

Tra le tante definizioni attribuite dagli studiosi, ho scelto la seguente:

la rapidità è una capacità motoria la cui natura si esprime:

  1. - nella massima accelerazione e velocità d'esecuzione di movimenti singoli o di successioni di movimenti dello stesso tipo (ciclici) e nella massima frequenza di movimento ad essa collegata;
  2. - nella massima velocità individuale di reazione ad un segnale.

Quindi scopo dell'allenamento della rapidità sarà, unitamente ad altre misure di metodologia dell'allenamento, quello di rendere l'atleta capace di raggiungere i valori massimi nell'accelerazione, nella velocità, nella frequenza dei movimenti e di reagire nel più breve tempo possibile ad un segnale.

COMPONENTI DELLA RAPIDITA'

Per descrivere in modo dettagliato la rapidità vengono utilizzati vari concetti: elementi, componenti, forme, capacità e fattori. Parlando della struttura della rapidità ritengo giusto servirsi del concetto di componenti.

Zaciorskij distingue tre fattori principali:

  1. - il tempo di latenza della reazione motoria (tempo che trascorre mentre lo stimolo dal cervello arriva al muscolo)
  2. - la velocità del singolo movimento (tempo che trascorre da quando lo stimolo arrivando al muscolo sviluppa il movimento)
  3. - la frequenza dei movimenti (numero dei movimenti del corpo o di sue parti in un'unità di tempo).

FATTORI BIOLOGICI E FISIOLOGICI DELLA RAPIDITA'

Rispetto alle prestazioni di forza massima e di resistenza, quelle di rapidità e di forza rapida, nelle quali la velocità costituisce un fattore determinante e la forza massima svolge un'azione solo scarsa sulla prestazione, sono poco allenabili. Chiaramente ciò dipende dal fatto che la rapidità è determinata da fattori biologici che hanno scarse possibilità di essere migliorate con l'allenamento in quanto il loro potenziale di sviluppo è limitato e si stabilizzano molto precocemente. I limiti di sviluppo della rapidità sono determinati, tra l'altro, da processi di regolazione e controllo neuromuscolari e di natura centrale. La velocità di conduzione dello stimolo sulle vie nervose afferenti ed efferenti sembra sia influenzabile solo in modo limitato. Il fatto che gli atleti più forti nelle discipline di rapidità mostrino una velocità di conduzione nervosa maggiore rispetto agli atleti delle altre discipline è riconducibile sicuramente a fattori di selezione.

Un presupposto importante per prestazioni di rapidità notevoli è una percentuale elevata di fibre muscolari a contrazione rapida. La percentuale di fibre a contrazione muscolare rapida (Fft Fast twich fibers) e lenta /Stf Slow twich fibers) non è definitivamente fissata alla nascita. Si può dare per certo che la percentuale di fibre rapide può, entro certi limiti, aumentare fino alla pubertà se vengono applicati gli opportuni stimoli d'allenamento.

Oltre alla qualità delle fibre muscolari, per questa capacità è importante anche un'efficiente attrezzatura cellulare di enzimi glicolitici. Infatti, dal punto di vista biochimico, è necessaria una produzione abbastanza rapida d'energia in condizioni anaerobico-alattacide

L'energia viene prodotta per demolizione dall'adenosintrifosfato (ATP). La continua resintesi dell'ATP viene garantita dalla fosfocreatina (CP). Questo processo può essere mantenuto da 6 ad 8 secondi dopodichè l'energia viene fornita da un più forte intervento di processi glicolitici (produzione d'energia per via anaerobico-lattacida). Anche la mobilità dei processi nervosi che garantisce un rapido alternarsi tra eccitazione ed inibizione e la corrispondente regolazione del sistema neuromuscolare possono essere considerati i presupposti che determinano il livello della rapidità. Infine tra i fattori di rilievo, vanno citati anche l'influenza della motivazione, l'atteggiamento verso le richieste poste dall'allenamento e dalla gara, la definizione chiara degli obiettivi e le corrispondenti qualità di controllo della volontà. La volontà di raggiungere la massima velocità implica la disponibilità allo sforzo. La capacità di auto-motivazione ha un ruolo centrale nell'ottenimento di prestazioni di rapidità e di forza rapida perchè decide in maniera determinante il grado di sfruttamento del potenziale biologico.

ALLENABILITA' DELLA RAPIDITA'

L'idea che, da un lato l'organismo sia allenabile entro confini molto ampi, e dall'altro che la sua allenabilità sia limitata da fattori genetici, è molto diffusa. Le affermazioni sull'allenabilità della rapidità sono contraddittorie. C'è accordo solo nel dire che la rapidità è la capacità condizionale più difficile da formare. Spesso si parte dal fatto che la rapidità e le sue componenti sono capacità innate del sistema neuromuscolare la cui formazione è possibile solo entro certi limiti genetici. Sono ritenute particolarmente difficili da allenare la velocità di reazione e la frequenza dei movimenti, che però sarebbe meno determinata da fattori genetici.

Per alcuni studiosi la massima frequenza dei movimenti si raggiunge già a 8 anni.

Alla tesi della scarsa allenabilità si contrappone quella per cui la scarsa possibilità di formazione della rapidità va attribuita alla insufficiente utilizzazione del periodo decisivo per la sua possibile formazione. E' indubbio che un ambiente adatto con i suoi stimoli, influenzi la formazione della rapidità. Ma non è ancora chiaro per quanto tempo e quando questi stimoli debbano agire sull'organismo per poter raggiungere uno sviluppo adeguato. Attualmente la fascia d'età da 7-8 a 12-13 anni viene considerato il periodo cronologico più favorevole per l'allenamento della rapidità e delle sue singole componenti.

LA RAPIDITA' D'AZIONE E DI REAZIONE

Nella rapidità d'azione (o anche velocità d'azione), rientrano sia il tempo necessario per i processi cognitivi sia quello necessario all'esecuzione dell'azione stessa. Molto spesso si sostiene l'idea che la rapidità e la velocità d'azione siano inversamente proporzionali. E' una tesi che parte dalla constatazione che un'azione istintiva richiede poco tempo, ma è legata ad un'elevata percentuale d'errore e che alla massima rapidità la precisione del movimento è minore, per cui spesso è messa in discussione la riuscita stessa dell'azione. Un problema delle procedure metodologiche d'allenamento è mettere l'atleta in grado di agire rapidamente attraverso un corretto legame tra compiti d'allenamento particolari e globali.

Tra le capacità di rapidità c'è anche la rapidità di reazione. Si tratta di un altro tipo di rapidità e viene classificata tra le capacità di coordinazione. E' definibile come la reazione più rapida possibile di un atleta ad un segnale a lui conosciuto. Normalmente si distingue in rapidità di reazione motoria semplice e complessa.

Nella reazione semplice si tratta di reagire ad un singolo segnale noto con un programma d'azione già elaborato. Un esempio tipico è la reazione allo sparo di partenza. Sebbene la sua allenabilità è scarsa, il miglioramento di qualche decimo o addirittura centesimo di secondo, può essere molto importante per il portiere per giungere in tempo giusto sulla palla.

Nella reazione complessa si distingue la reazione ad un oggetto in movimento e la reazione di scelta. La prima forma è tipica nel portiere di calcio: durante un attacco avversario deve afferrare la situazione di gioco, soprattutto deve osservare il giocatore avversario in possesso di palla, e, dai suoi movimenti, dall'atteggiamento del suo corpo, in base ad un giudizio di tipo tattico, valutare in quale direzione tirerà il pallone; deve inoltre valutare la direzione della traiettoria, la velocità della palla e scegliere, tra una grande quantità di azioni possibili di difesa (diminuire l'angolo di tiro, uscire incontro all'attaccante, usare la presa o respingere di pugno, ecc.), quella ottimale (processo decisionale) ed iniziare la reazione corrispondente.

Ogni gara, in tutti gli sport, comporta situazioni complicate nelle quali l'atleta deve reagire ed agire nel modo più opportuno e nel minor tempo possibile. Quindi ha grande rilievo il processo mentale dell'azione, mentre sollecitazioni molto elevate vengono poste alla ricezione delle informazioni, alla loro elaborazione, cioè ai processi cognitivi (sensazioni, percezioni, rappresentazioni, pensiero, memoria).

L'atleta dapprima deve valutare esattamente la situazione di gara, assumendo da essa una grande quantità di informazioni che però deve differenziare. Saranno le sue conoscenze ed esperienze a permettergli di percepire chiaramente e differenziare le informazioni importanti per l'azione in atto (qualità della ricezione delle informazioni). In situazioni di gara molto complesse, generalmente, sono possibili più soluzioni. Ma una sola è quella ottimale. La qualità dell'elaborazione delle informazioni, per quanto concerne la tempestività e la decisione ottimale, dipende dai comportamenti tattici, dalle strategie d'azione già pronte e dall'esistenza precedente di programmi elaborati per la soluzione delle situazioni di gara prevedibili. Molte situazioni si ripetono in maniera identica o simile. Quindi ci si orienta a mettere a punto categorie di azioni per elaborare programmi appositamente studiati per esse e tuttavia adattabili. L'atleta deve essere in grado di variarli secondo la situazione.

ORIENTAMENTI METODOLOGICI

Proprio per la scarsa allenabilità della rapidità l'allenamento diretto all'aumento delle prestazioni di rapidità e di forza rapida deve investire tutti i fattori che le sostengono e le determinano. Perciò ci si orienterà verso tutte quelle condizioni metodologiche d'allenamento che hanno un'azione positiva sulla capacità motoria della rapidità.

1) L'allenamento della rapidità va iniziato assai precocemente (da 6 a 10-12 anni) perchè il sistema

nervoso centrale e la struttura delle fibre muscolari nei soggetti giovanissimi reagiscono ancora relativamente bene a certi stimoli. Lo stesso va detto anche per le capacità coordinative legate alla velocità. L'atleta deve essere in grado di eseguire tutti i movimenti aciclici della tecnica sportiva da lui appresi a velocità ottimale già nell'allenamento di base e giovanile.

Si deve pensare, che dopo la pubertà, si ha una crescente stabilizzazione delle basi biologiche della rapidità, la cui allenabilità non scompare, ma diventa estremamente più difficile da ottenere.

2) Fondamentalmente, per la formazione di tutti i tipi di rapidità vale il principio dal semplice al complesso. Per la costruzione della rapidità d'azione ciò significa creare per l'atleta una gradualità delle difficoltà, cominciando con azioni semplici, convenzionali, con programmi d'azione fissi, senza l'intervento di un avversario, per giungere poi a situazioni più complesse, tipiche della gara, che esigono dall'atleta la decisione autonoma dello scopo e del programma d'azione (allenamento situazionale, secondo il tipo di gara).

3) L'allenamento della rapidità va realizzato in forma selettiva ed in forma globale. La prima si userà se si vogliono garantire i presupposti elementari per le contrazioni muscolari alla massima rapidità. Ma spesso la rapidità viene usata anche in situazioni di gara. In questo caso si farà riferimento alla forma globale combinando le tecniche usate nelle gare stesse con elementi ed azioni tecnico-tattiche.

4) Se si vuole riuscire ad impostare l'atleta verso una possibile prestazione di rapidità, la metodologia si deve orientare su mezzi d'allenamento che, sia nelle condizioni generali d'esecuzione dei movimenti previsti che in quelle specifiche di gara, permettono di superare i massimi valori di velocità e di accelerazioni realizzabili nelle condizioni di gara stessa.

Per l'allenamento della rapidità con esercizi aciclici si raccomanda l'uso di attrezzi più leggeri, di attrezzi che facilitino lo stacco, l'impiego di attrezzature o di compagni che aiutino ad alleggerire il peso corporeo fino al 15%.

5) La ripetizione delle forme di carico, se da un lato aumentano le prestazioni fondate sulla rapidità, dall'altro porta l'atleta ad abituarsi allo stimolo diminuendone l'azione positiva. Si formerà uno stereotipo motorio che, se favorisce la costanza nei risultati, neutralizza alterazioni o disturbi che potrebbero invece costituire stimoli per produrre un ulteriore sviluppo. Tale necessità si ripresenta in egual misura negli esercizi, nei metodi d'allenamento e nell'intensità. Se si vogliono evitare limiti di rendimento, l'allenamento della rapidità deve essere multiforme.

6) L'elevata intensità dei carichi richiesti provoca un affaticamento psichico molto rapido ed uno stato di mancanza di energia per movimenti di rapidità massima. Nei movimenti ciclici la velocità massima può essere mantenuta solo pochi secondi. Anche nell'esecuzione in serie di movimenti aciclici il rendimento diminuisce rapidamente. Quindi nell'allenamento della rapidità ciclica e aciclica ci si orienterà su carichi della durata di massimo 6-10 secondi. In ogni caso deve essere raggiunta la velocità massima.

L'allenamento della rapidità va svolto tutto l'anno, ma con finalità e compiti differenti. Nei mesocicli dei periodi preparatori si cercherà di mantenere alto il livello di base e aumentare la precisione dell'azione motoria, comprendendo almeno due unità lavorative (o parziali) d'allenamento durante la settimana. Alla fine del periodo preparatorio e nel periodo di gara, occorre aumentare la frequenza delle unità dedicate alla rapidità, riducendo il volume di carico che può avere un effetto frenante nel suo sviluppo.

7) L'applicazione di stimoli ha effetto solo se si è fisicamente freschi e se c'è un livello ottimale di attivazione nervosa. Quindi prima di ogni carico è necessario un accurato periodo di carico preparatorio che di regola è di maggiore durata di quello necessario per altri compiti principali d'allenamento. Di fondamentale importanza risultano i recuperi tra le ripetizioni dei carichi nell'unità d'allenamento. Devono essere della lunghezza necessaria al completo ristabilimento della capacità di prestazione e della durata tale da assicurare un'elevata attività del sistema nervoso centrale. Le forme di recupero attivo aiutano ad ottenere ciò. Durante gli esercizi aciclici devono essere da 3 a 5 minuti (in quelli ciclici da 5 a 8 min ). Se invece vengono sollecitati gli apparati tendineo-legamentosi , sono opportuni esercizi di stretching. Inoltre è importante sapere che durante i microcicli, l'allenamento della rapidità va effettuato nelle fasi meno faticose del ciclo e durante le ore del giorno di maggiore capacità di prestazione.

8) Per il successo dell'allenamento della rapidità sono estremamente importanti motivazioni ed atteggiamenti psicologici dell'atleta. L'atleta deve conoscere l'importanza della capacità, deve imparare come comportarsi in gara ed in allenamento, ed ha sempre bisogno di informazioni sul successo dei suoi sforzi. Un ottimo mezzo per provocare l'impegno da parte dell'atleta e migliorare i limiti di velocità è un allenamento competitivo con atleti dello stesso livello. L'atleta ha inoltre bisogno di nozioni sulle caratteristiche delle situazioni tipiche di gara e sui comportamenti più opportuni da adottare.

(Bibliog. Scuola dello Sport - CONI)

Gaetano Petrelli
Allenatore Portieri BOLOGNA FC 1909


 
 
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